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INTRODUZIONE AL BILANCIO 31.12.2020

Bilancio al 31/12/2020

Gentili consocie e cari consoci,
il presente bilancio dovrebbe essere l'ultimo che questa BCC redige e presenta ai soci, come banca autonoma di Massafra; il prossimo bilancio sarà redatto dalla banca che risulterà dalla soluzione aggregativa che è in corso tra questa BCC e quella di Taranto e che, nei prossimi mesi, sarà sottoposta alla approvazione delle Assemblee straordinarie delle due banche.
Prima di commentare il risultato dell'esercizio, conviene ripercorrere gli avvenimenti dell'ultimo periodo.
Come è noto, nel 2016 il governo Renzi riformò il credito cooperativo; la legge di riforma previde l'adesione obbligatoria di tutte le BCC ad un “Gruppo bancario cooperativo”; a questo fine sorsero due raggruppamenti, il primo facente capo ad ICCREA ed il secondo a Cassa Centrale Banca.
Noi aderimmo al primo gruppo, quello di ICCREA.
L'esperienza ha dimostrato l’inadeguatezza della soluzione escogitata dai riformatori, nonostante la buona volontà di amministratori e funzionari delle due capogruppo nell’attuare il complesso modello introdotto.
Pertanto a livello politico è stato avviato un dibattito sul futuro che attende il Credito cooperativo.
Come è risultato dal dibattito parlamentare intercorso tra le forze politiche in sede di conversione in legge del D.L. n. 142/2019 (recante misure per il sostegno al sistema creditizio del Mezzogiorno), due linee di pensiero si contendono il campo: alla linea più radicale, che punta alla trasformazione dei gruppi bancari in sistemi di tutela istituzionale (i c.d. IPS, che sono dei fondi, alimentati dai contributi delle BCC e destinati a garantire nei confronti del mercato le obbligazioni delle stesse); si contrappone una linea più morbida che punta ad una diversa regolamentazione delle Banche di credito cooperativo, oggi classificate come enti “significant” e collocate sullo stesso piano dei Gruppi cui aderiscono.
Tanto la politica quanto le associazioni di categoria ritengono invece che le nostre BCC dovrebbero essere classificate diversamente sia per garantire la funzione mutualistica loro assegnata dalla nostra Costituzione e sia per rispettare il principio di proporzionalità che regola l'organizzazione creditizia.
In quest'ultimo periodo, grazie alla “capatosta” degli amministratori del credito cooperativo dell'Alto Adige, il Parlamento ha consentito la creazione, per le 49 BCC altoatesine, di un sistema di tutela istituzionale; sicché le BCC di quel territorio non aderiscono ad alcun Gruppo ed hanno conservato l'autonomia di un tempo.
A questo punto la politica è chiamata a fare una scelta; se non vuole seguire per tutte le BCC la via prescelta per quelle dell'Alto Adige, quanto meno deve liberare le BCC del territorio nazionale (ovviamente con le opportune modifiche legislative, da coordinare con la normativa europea), dai vincoli che derivano dalla classificazione delle stesse come enti “significant”. La nostra associazione di categoria, Federcasse, è orientata in questa direzione.
Venendo al bilancio di quest'anno, duole evidenziare che lo stesso, dopo ben 15 anni di bilanci positivi, si chiude con una perdita consistente (circa € 800.000,00); tale perdita, come ampiamente dettagliato nella relazione sulla gestione, è dipesa principalmente dalle regole che abbiamo dovuto osservare in quanto ente “significant” per effetto della riforma. Pur se i fondamentali della Banca sono ottimi (per la crescita di raccolta, di impieghi, di rapporti, di mezzi propri ecc., crescita questa che andava avanti ininterrottamente da 15 anni); e pur consapevoli che nel 2020 avremmo avuto delle perdite per la situazione innanzi descritta; gli organi aziendali hanno ritenuto di seguire l’indicazione, peraltro perentoria, di una soluzione aggregativa con altra BCC, piuttosto che impostare un autonomo programma pluriennale per riportare in equilibrio i conti.
Stà di fatto che questa BCC, partita nel 2004, con tre milioni di patrimonio; con cinque dipendenti e con un solo sportello; dopo 15 anni, e cioè alla vigilia dell'adesione al Gruppo bancario cooperativo, aveva raddoppiato il patrimonio, aveva quadruplicato il numero dei dipendenti ed aveva triplicato gli sportelli.
Va reso merito, a questo riguardo, sia ai dirigenti e ai dipendenti e sia agli amministratori succedutisi dal 2004 in poi; il lavoro di costoro ha reso possibile il sogno della Banca del territorio, bruscamente interrotto dalla riforma del governo Renzi.
Con la speranza di un futuro migliore, ci diamo un “arrivederci” nella nuova realtà aggregativa.



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